Cuba difende
nella ONU il
dovere della solidarietà
Victor M. Carriba
Cuba ha difeso nella ONU l’esistenza di un dovere
di solidarietà con i paesi necessitati del mondo
sottosviluppato ed ha incitato ad una promozione di
società più giuste ed umane, in ogni Stato: "Società
che garantiscano una distribuzione più equa della
ricchezza nazionale ed evitino che la stessa termini
nelle grandi banche del nord", ha detto il
rappresentante permanente di Cuba, Pedro Núñez
Mosquera.
Il diplomatico ha parlato venerdì 5 nella
commissione della ONU che segue il Vertice Mondiale
sullo Sviluppo Sociale che si è svolto a Copenaghen
nel 1995.
L’ambasciatore ha denunciato che l’ingiustizia e
l’esclusione prodotte dall’ attuale ordine
internazionale, dipendono sempre più dall’emarginazione
di una parte importante delle nazioni del sud.
Questa situazione fa sì che la fame, la povertà
estrema, l’analfabetismo, l’insalubrità, la morte
prematura, siano una costante in un importante
numero di paesi, ed ha avvisato che la
globalizzazione neoliberista e la crisi economica
generata nei grandi centri di potere aggravano la
situazione.
Il diplomatico cubano ha anche assicurato che si
avanzerà nell’integrazione sociale solo se le
nazioni poderose rispetteranno il loro impegno di
apportare lo 0.7% del loro PIL per gli aiuti
ufficiali per lo sviluppo.
I paesi in via di sviluppo usano la quinta parte
delle esportazioni per pagare i servizi di un debito
estero pagati moltissime volte.
Nuñez Mosquera ha reclamato una maggior apertura
negli scambi commerciali ed una maggior
accelerazione nei trasferimenti di tecnologie
moderne, in condizioni mutuamente stabilite.
"I paesi industriali contano sulle risorse per
aiutare lo sviluppo dei nostri popoli", ha
sottolineato. "Quello che manca è la volontà
politica per farlo, perpetuando l’iniquità e
l’esclusione sociale".
Le trasformazioni socioeconomiche realizzate in
Cuba dal 1959 per costruire una società giusta e
solidale nonostante le minacce, le aggressioni ed il
blocco degli Stati Uniti, vanno sottolineate, così
come le conquiste cubane nei settori della sanità,
l’educazione gratuita e gli alti indici di speranza
di vita - più di 77 anni –, il tasso di mortalità -
4,8 per ogni mille nati vivi -, la scolarizzazione
primaria al 100% e media al 99%.
Cuba prosegue con la sua collaborazione in altri
paesi in via di sviluppo, con l’invio di migliaia di
medici, personale della sanità, maestri, allenatori
sportivi ed altri specialisti.
Per esempio, in Haiti, i medici cubani hanno già
assistito almeno 35.000 persone e realizzato più di
3.000 operazioni chirurgiche.
(Traduzione Granma Int.)