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L’assassinio dei prigionieri del
‘Corinthia’
● Frammenti del discorso
del Comandante in Capo Fidel Castro, del 28
maggio del 1959
Quello sbarco del “Corintia” (NR: avvenne il 23
maggio del 1957 con la guida di Calixto Sánchez
White) fu per noi, che in quel momento eravamo
un piccolo gruppo di uomini, un motivo di
speranza e di gratitudine per quello che
implicava di solidarietà con noi, che stavamo
combattendo in Cuba da vari mesi.
Come ci giunsero le notizie di quello sbarco,
dato che gia avevamo l’esperienza di quello che
poteva accadere in quei primi istanti, il nostro
gruppo, che in quel momento non raggiungeva i
cento uomini, cercò d’offrire collaborazione e
trovandoci in quei giorni vicino ad una
guarnigione nemica fortemente trincerata,
decidemmo d’attaccarla, perchè sapevamo per
esperienza che il nemico dirigeva sempre il
grosso delle sue forze contro qualsiasi attacco
di quel tipo che implicava lo stabilimento di un
secondo fronte nella provincia d’Oriente.
Ricordiamo perfettamente bene che con l’idea di
collaborare e soccorrere in qualche modo il
gruppo della spedizione, preparammo
quell’attacco alla caserma di El Uvero, il 28
maggio del 1957.
Quel giorno l’attacco del gruppo della Sierra
Maestra ottenne un successo tra i più grandi
perchè era uno dei primi e perchè fu uno dei
fatti che diedero maggior forza alle nostre
truppe; uno dei maggiori trionfi del nostre
forze, provocando al nemico la perdita di 11
morti, 19 feriti e 14 prigionieri non feriti,
che portavano a un totale di 33 il numero dei
prigionieri.
Credevamo, con quell’attacco, d’aiutare il
gruppo dei compagni che erano sbarcati a nord
della provincia, ma senza dubbio, già in quei
momenti loro erano stati catturati.
Da lì si possono paragonare i fatti che
avvennero poi, successivamente, i due pensieri e
i due atteggiamento che animarono gli uomini di
una e dell’altra parte ...
Furono 33 gli uomini che dovettero la vita al
pensiero che animava coloro che stavano lottando
per liberare la Patria dalla tirannia. 33
uomini che non ricevettero vessazioni di sorta e
non furono maltrattati nè dall’operato, nè con
le parole, anche se quel combattimento ci era
costato 15 perdite, e tra quelle perdite sette
erano compagni morti in azione, tra i più
valorosi delle nostre truppe.
Noi mettemmo in liberta i prigionieri e curammo
i feriti.
Che cosa stava succedendo in quello stesso
giorno nel nord della provincia d’Oriente?
Che cosa stava succedendo ai prigionieri che
caddero nelle mani delle forze della tirannia?
Che fecero con loro? Assassinarono 16 dei
partecipanti alla spedizione del “Corinthia” per
pubblicare che nel combattimento vittorioso
avevano inflitto alle forze rivoluzionarie 16
morti, per dare ad intendere che la sconfitta
subita a El Uvero la mattina di quel giorno era
stata compensata con una grande vittoria contro
i partecipanti alla spedizione del
“Corinthia”...e ancora una volta pubblicarono un
comunicato di guerra bugiardo e ipocrita.
annunciando alla nazione e al mondo una delle
loro tante vittorie militari che non riuscirono
ad avere mai, perchè non potranno mai
conquistare vittorie coloro che invece
d’ottenerle con il coraggio e il sacrificio, le
falsificano e le fingono, con il tradimento e il
crimine.
(Traduzione Gioia Minuti )
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