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  L'Avana. 19 Maggio 2010

 

La OIT denuncia: 115 milioni di bambini nel mondo costretti a fare lavori pericolosi
Nessuno di questi bambini è cubano

Circa 115 milioni di bambini sono costretti a svolgere lavori pericolosi, una variabile che con frequenza si utilizza per riferirsi alle peggiori forme di lavoro infantile, ha denunciato la OIT, Organizzazione Internazionale del Lavoro,  nella sua relazione. 

“Tra questi lavori pericolosi ci sono le giornate estremamente lunghe o l’ esposizione a sostanze inquinanti  come i pesticidi” ha spiegato nella presentazione della relazione, la direttrice del Programma per l’eliminazione del lavoro infantile, Constance Thomas.

La OIT, nella sua relazione mondiale sul lavoro infantile, che pubblica ogni 4 anni, segnala che il numero dei bambini lavoratori  è diminuito del 3 per cento tra il 2004 e il 2008, passando da 22 milioni a 215 milioni nel periodo indicato.  Senza dubbio, però, questo calo  percentuale è inferiore a quello del quadriennio precedente (2000-2004), quando la cifra si era ridotta del 9,5 per cento, come ha ricordato Constance Thomas.

Per il direttore generale della OIT, Juan Somavia, il progresso non è stato sufficientemente rapido o esaudiente, per realizzare gli obiettivi stabiliti.

L’Organizzazione si è posta come meta l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro infantile nel 2016, per le quali è stato analizzato un foglio di rotta durante la Conferenza Mondiale sul Lavoro Infantile, che si è appena svolta a L’Aia, organizzata dal governo dell’Olanda, in collaborazione con la OIT.

Nell’incontro è stata sottolineata la priorità da dare, nei bilanci nazionali, alle attività per lo sviluppo ed ai bambini, dato che, in accordo con la OIT non ci sono ragioni nè scuse per sacrificare gli impegni contratti a beneficio di nuove priorità stabilite dalla crisi.

La relazione avvisa che se continueranno le attuali tendenze, la meta del 2016 non verrà raggiunta, anche se si mantenesse un patron generale di riduzione del lavoro infantile.

Ha coinciso con questa linea anche Constance Thomas, che ha segnalato che di questo passo non si conseguirà l’obiettivo marcato per il 2016.

Il maggior progresso al rispetto è stato registrato tra i bambini e le bambine da 5 a 14 anni, dato che il numero dei lavoratori di queste età è diminuito del 10 per cento, tra il 2004 ed il 2008.

In questa fascia d’età e nello stesso periodo, il numero di bambine e bambini costretti a fare lavori pericolosi, è diminuito del 31 per cento, un calo particolarmente notevole tra le bambine, dato che 15 milioni sono uscite da questo mercato del lavoro a rischio.

Senza dubbio il totale dei maschi di queste età dedicati a lavori pericolosi è cresciuto a 8 milioni.   Ugualmente il lavoro infantile tra i giovani di 15 - 17 anni nello stesso periodo, è aumentato del 20 per cento, da 52 a 56 milioni.

Va ricordato che la OIT conta nel mondo  1.586 milioni di bambini e ragazzi ïn età compresa tra i 5 e i 17 anni.

Le regioni che hanno ridotto maggiormente il lavoro infantile sono Asia,  e Pacifico, America Latina e Caraibi, mentre dove è aumentato è in Africa sub sahariana.

Il settore agricolo è quello dove lavora la maggioranza dei bambini, circa il 60 per cento, ha precisato la Thomas, per cui la OIT ha  reclamato che si faccia un passo avanti significativo in questo campo, ed ha sottolineato la necessità d’affrontare certe forme occulte di lavori infantili.

(info EFE/ Traduzione Granma Int.)
 

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