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La OIT denuncia: 115 milioni di
bambini nel mondo costretti a fare lavori
pericolosi
●Nessuno
di questi bambini è cubano
Circa 115 milioni di bambini sono costretti a
svolgere lavori pericolosi, una variabile che con
frequenza si utilizza per riferirsi alle peggiori
forme di lavoro infantile, ha denunciato la OIT,
Organizzazione Internazionale del Lavoro, nella
sua relazione.
“Tra questi lavori pericolosi ci sono le giornate
estremamente lunghe o l’ esposizione a sostanze
inquinanti come i pesticidi” ha spiegato nella
presentazione della relazione, la direttrice del
Programma per l’eliminazione del lavoro infantile,
Constance Thomas.
La OIT, nella sua relazione mondiale sul lavoro
infantile, che pubblica ogni 4 anni, segnala che
il numero dei bambini lavoratori è diminuito del
3 per cento tra il 2004 e il 2008, passando da 22
milioni a 215 milioni nel periodo indicato. Senza
dubbio, però, questo calo percentuale è inferiore
a quello del quadriennio precedente (2000-2004),
quando la cifra si era ridotta del 9,5 per cento,
come ha ricordato Constance Thomas.
Per il direttore generale della OIT, Juan Somavia,
il progresso non è stato sufficientemente rapido o
esaudiente, per realizzare gli obiettivi
stabiliti.
L’Organizzazione si è posta come meta
l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro
infantile nel 2016, per le quali è stato
analizzato un foglio di rotta durante la
Conferenza Mondiale sul Lavoro Infantile, che si è
appena svolta a L’Aia, organizzata dal governo
dell’Olanda, in collaborazione con la OIT.
Nell’incontro è stata sottolineata la priorità da
dare, nei bilanci nazionali, alle attività per lo
sviluppo ed ai bambini, dato che, in accordo con
la OIT non ci sono ragioni nè scuse per
sacrificare gli impegni contratti a beneficio di
nuove priorità stabilite dalla crisi.
La relazione avvisa che se continueranno le
attuali tendenze, la meta del 2016 non verrà
raggiunta, anche se si mantenesse un patron
generale di riduzione del lavoro infantile.
Ha coinciso con questa linea anche Constance
Thomas, che ha segnalato che di questo passo non
si conseguirà l’obiettivo marcato per il 2016.
Il maggior progresso al rispetto è stato
registrato tra i bambini e le bambine da 5 a 14
anni, dato che il numero dei lavoratori di queste
età è diminuito del 10 per cento, tra il 2004 ed
il 2008.
In questa fascia d’età e nello stesso periodo, il
numero di bambine e bambini costretti a fare
lavori pericolosi, è diminuito del 31 per cento,
un calo particolarmente notevole tra le bambine,
dato che 15 milioni sono uscite da questo mercato
del lavoro a rischio.
Senza dubbio il totale dei maschi di queste età
dedicati a lavori pericolosi è cresciuto a 8
milioni. Ugualmente il lavoro infantile tra i
giovani di 15 - 17 anni nello stesso periodo, è
aumentato del 20 per cento, da 52 a 56 milioni.
Va ricordato che la OIT conta nel mondo 1.586
milioni di bambini e ragazzi ïn età compresa tra i
5 e i 17 anni.
Le regioni che hanno ridotto maggiormente il
lavoro infantile sono Asia, e Pacifico, America
Latina e Caraibi, mentre dove è aumentato è in
Africa sub sahariana.
Il settore agricolo è quello dove lavora la
maggioranza dei bambini, circa il 60 per cento, ha
precisato la Thomas, per cui la OIT ha reclamato
che si faccia un passo avanti significativo in
questo campo, ed ha sottolineato la necessità
d’affrontare certe forme occulte di lavori
infantili.
(info EFE/ Traduzione Granma Int.)
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